NON SOLO BULLISMO
Bullismo e baby gangs, abuso di droghe e di alcolici, anoressia, bulimia, suicidio: il disagio giovanile è uno degli argomenti più scottanti che i media riportano quasi quotidianamente all’attenzione del pubblico.
In oltre 20 anni d’insegnamento nelle scuole superiori, mi sono trovato spesso ad affrontare anche grandi disagi e difficoltà di ragazzi e ragazze legati al rapporto con i coetanei, con le loro famiglie, alle prepotenze subite ed agite, e a tutta quella serie di atteggiamenti e comportamenti riconoscibili con il nome di “bullismo”.
Quali siano le cause scatenanti è difficile stabilirlo. Nel ricercare una formula universale che possa adattarsi ad ogni tipo di situazione, si corre il rischio di semplificare troppo il fenomeno e di non considerare in maniera specifica e dettagliata contesti e persone. Le discipline specialistiche che si stanno occupando del problema, rifiutano infatti di accettare ipotesi esplicative deterministiche e unicausali, privilegiando un tipo di orientamento probabilistico e multicausale. Questo tipo di approccio si pone come il risultato di un continuo gioco di azioni e retroazioni determinati da componenti genetiche, maturative ed ambientali che delineano i percorsi individuali dei singoli attori.
Considerando che a modellare lo stereotipo del bullo concorrono molteplice cause e che forse nessuna da sola è in grado di spiegare cosa si nasconda dietro comportamenti autodistruttivi, aggressivi e poco rispettosi per se stessi e per gli altri, si sviluppa in questi ultimi anni il concetto di prevenzione socio-pedagogica.
Il presupposto fondamentale di tale approccio risiede nella considerazione tale per cui l’identità di ciascuno di noi non si forma semplicemente rielaborando informazioni ed esperienze sociali, ma si costruisce nell’interazione quotidiana con soggetti e contesti. La prevenzione socio-pedagogica, così come evidenziato dai risultati di molti progetti internazionali, vede come focus primario contesti svantaggiati dal punto di vista economico, sociale e culturale: i quartieri degradati come i tipici slums americani, proposti spesso in chiave cinematografia con elementi tra il mito e la realtà, possono darcene un’idea. Se pensiamo però che il disagio possa nascere solo dove c’è povertà, disinformazione, emarginazione, siamo sulla strada sbagliata. Anche in realtà apparentemente meno problematiche e benestanti esistono e si manifestano forme di disagio giovanile.